Un nuovo modo di ascoltare. A Napoli.

Quelli che raccontano le storie. Giglio è uno di loro

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Folk, pop, cantautorato, Napoli è invasa dai generi appena citati, spesso si mescolano o restano puri, immacolati. Si sentono per le strade, nei teatri, nei club e le sale da concerto. Si sentono nell’aria che si respira, perché questa città è fatta di storie, di sospiri, di grida e risate, di tutto ciò che si può trasformare in musica.

A Napoli ci sono alcune persone, in grado di percepire ad un livello più profondo questa sinfonia “di strada”, di scandagliarla in modo accurato, di farla propria e plasmarla per il proprio utilizzo. Sono i cantastorie di questa città, coloro che si lasciano permeare dalla macrocosmo cittadino, fatto di sentimenti ed emozioni, e lo custodiscono nel proprio microcosmo, donandolo un po’ alla volta a chi si ferma ad ascoltarli. Imbracciano una chitarra – ma più in generale la musica – e sono costretti a far i conti con una tradizione tanto antica quanto difficile da tenere sotto scacco. Raccontano storie, narrano la vita di tutti i giorni seguendo il proprio punto di vista e lo fanno con una delicatezza senza pari.

Giglio è uno di loro.

Un musicista che vive, veste e suona la città di Napoli come se fosse una seconda pelle, interagendo con lei, accarezzandola. Canta in dialetto perché è la sua lingua, il suo legame con la terra con le proprie radici. Guarda la città con gli occhi della sirena, dal basso, abbracciandola per intero. La porta sempre con sé, nelle proprie canzoni. È un figlio di Dio, ma non inteso come quello cristiano, bensì di un essere superiore che ci scruta dall’alto mostrandoci ogni cosa dando a noi la scelta di decidere cosa vedere. Giglio, serenamente, guarda alla verità, a quella che si può trovare anche nelle difficoltà più oscure e infami. Interpreta la musica come possibilità di esorcismo contro i mali, raccontando storie di vita quotidiana con ritmi coinvolgenti, melodie sicure e una voce che mette allegria anche quando risulta appena sussurrata o strozzata in gola. Un cantautore alla vecchia maniera, molto raro in quel di Napoli, che ha l’abilità innata di commuovere, far riflettere e assaporare il gusto agrodolce della vita stessa attraverso poche note. Un musicista da ascoltare con attenzione, perché è facile rimanere superficiali etichettandolo con un banale “già visto, già sentito”, ed in parte è vero. Giglio recupera una tradizione difficile da far emergere nuovamente, ma lo fa in modo nuovo, mescolando suoni variegati, indigeni e non, ad una creatività apprezzabilissima e soprattutto fresca. Un artista che con il suo lavoro riesce a raggiungere, con semplicità, un obiettivo preciso: toccare il centro nevralgico di ogni persona, il cuore. Nulla di più.

Di Sergio Mario Ottaiano

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